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Da “Giornale di Brescia”, Enrico Giustacchini 

“Prima, qui ciascuno faceva un po’ quel che gli pareva. C’era disordine, abbandono. Adesso, piano piano, le cose stanno cambiando. E siamo tutti più contenti”. Non ha dubbi, la signora Elisabeth. Nella palazzina di via Andrea Gosa -nel centro di Gavardo, ad affacciarsi da un lato sulla casa di riposo, dall’altro sul parco Amarcord – si respira un’aria nuova.

Il condominio, di proprietà comunale ma in gestione all’Aler, accoglie, nei suoi nove appartamenti, una quindicina di inquilini. Si tratta, nella maggioranza, di persone con fragilità di diversa natura, non ultima quella economica.

“E’ ovvio che in strutture di questo tipo possono manifestarsi alcune problematiche – fanno osservare Federica Avigo e Amalia De Cecco, della cooperativa La Nuvola nel Sacco, che segue la situazione per conto del Comune-. Le tensioni tra vicini di casa, ad esempio, qui risultavano piuttosto frequenti, con il rischio di derive difficilmente controllabili”.

E’ stato proprio per affrontare la questione che è stato avviato, nei mesi scorsi, un innovativo progetto. E’ stata cioè istituita la figura del “custode sociale”, affidata a un giovane operatore della Nuvola nel Sacco, Enrico Pellegrini. Due giorni la settimana (ma da settembre i giorni diventeranno tre), Enrico varca la soglia della palazzina di via Gosa ed entra in azione.

“Il mio compito? Ascoltare, innanzitutto -spiega-. Avvicinarmi con discrezione a queste persone che attraversano un presente non certo semplice. Prestar orecchio alle loro confidenze, rendermi interprete del loro disagio. E’ da qui che si parte se si vogliono raggiungere dei traguardi”. E alcuni, di questi traguardi, già si comincia a vederli. Normali mansioni di vita condominiale, come la pulizia delle scale comuni, sono state regolate in turni che ciascuno si impegna a rispettare. Con orgoglio, gli inquilini ci mostrano il giardinetto adiacente all’edificio, che fino a poco tempo fa versava in un totale degrado e che adesso, insieme, stanno recuperando alla piena fruibilità. “Sarebbe bello metterci un chiosco – suggerisce la signora Elisabeth- dove starcene al fresco a chiacchierare”.

Intanto, Enrico prosegue, settimana dopo settimana, nel suo paziente lavoro di custode sociale. Lavoro che non si limita, però, a esercitare una funzione “educativa” riguardo ai doveri degli ospiti. “Vi sono anche le istanze e le segnalazioni di disservizi -ricorda- e compete a me fare da tramite tra i residenti e le istituzioni”.

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Un'interessante chiacchierata con la figura che sta cambiando l'abitare nella palazzina ad edilizia residenziale pubblica coinvolta nel progetto.