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Intervista tratta da “Welfare generativo e pratiche di valutazione nel terzo settore”, tesi di laurea in Progettazione Pedagogica e Formazione delle Risorse Umane di Martina Gaetarelli.

 

Quando si parla di pratiche generative cosa pensi?

Penso a qualcosa che genera, da cosa nasce cosa. Gli interventi che facciamo, anche solo l’essere presente per un inquilino, generano qualcosa.

Nel dettaglio di cosa ti occupi?

Sono custode sociale all’interno del condomino di Gavardo, ad oggi dopo 8/9 mesi di progetto è terminata la fase di osservazione e stiamo cercando di fare qualcosa (…). Solitamente vengo due volte a settimana, la mattina, e parlo con tutti gli inquilini (…). Spesso uno o due inquilini non ci sono (…) perché dormono; ad oggi, passo da tutti per relazionarmi con loro e, secondo me, anche solo avere qualcuno con cui parlare è una cosa utile. Mi occupo poi dei casi singoli e delle varie necessità individuali, come la ricerca del lavoro (…). Adesso, però, comincia la parte del dover fare, organizzerò una riunione di condominio al fine di decidere insieme un intervento per apportare delle modifiche all’interno della palazzina, di cui potranno beneficiare tutti, ma lo decideremo insieme, nulla cadrà dall’alto (…).

Perché pensi che questo progetto sia innovativo e generativo?

Perché l’idea di mettere a disposizione una persona, che faccia anche solo da presenza, medi, monitori la situazione all’interno di un posto dove sono presenti diverse forme di disagio (…) lo trovo innovativo; consideriamo anche che più disagi insieme possono creare delle vere e proprie difficoltà (…). Il custode ascolta, media, filtra, supporta e monitora, è innovativo perché è da pochi anni che è presente questa figura. I condomini Aler spesso sono sinonimo di generativo negativo, questo perché più disagi assieme a volte procurano delle vere e proprie situazioni di emergenza e conflittualità (…). In questo caso mettere una persona esterna con delle competenze e della capacità a livello socio-educativo può, anche se non è semplice, trasformare il generativo negativo in positivo (…).

Hai visto dei cambiamenti negli utenti?

Sì e no (…). La mia presenza aiuta e loro si sentono più supportati (…). Non ci sono ancora grossi cambiamenti perché è appena finita la fase di osservazione e gli interventi e le strategie devono ancora essere messi in campo. Alcuni miglioramenti però ci sono stati, come ad esempio la cura del giardino che è un bene comune e la concezione del condominio in sé (…). Inizialmente la concezione di casa loro era solo il rispettivo appartamento, adesso stanno iniziando a cambiare la loro concezione, casa loro è anche ciò che c’è fuori (…), ciò di cui possono usufruire anche gli altri (…). Ma sarà un passaggio tosto da interiorizzare (…), anche perché ci sono ancora molti equilibri da stabilire.

Pensi che gli interventi e le azioni che avete messo in campo potranno creare generatività, ovvero avere dei risvolti significativi anche nei confronti della comunità, se sì, quali?

È una domanda ostica (…), conoscendo gli inquilini con il tempo si potrà creare una condizione di normalità, ovvero priva di conflittualità, ma il cambiamento radicale sarà difficile, anche perché percepisco molta fatica ad avvicinarsi all’ottica del cambiamento per queste persone (…).E’ difficile pensare a questo come ad un condominio dove le relazioni possano diventare risorsa perché sono molto chiusi (…) ci sono realtà molto diverse, tra cui età, cultura ed esperienza di vita e sto trovando difficoltà nel creare equilibrio (…). Ad oggi, ci sono molte situazioni di conflitto ed in modo particolare un sentimento di indifferenza totale. Al momento il mio obiettivo è quello di entrare in un’ottica di normalità, aiutarli a comprendere che la relazione possa esistere anche priva di conflitti e instaurarsi in un’ottica di reciprocità (…).

Hai visto un cambio nel modo di approcciarti all’utente? Hai considerato, oltre i suoi bisogni, le sue competenze e capacità? Se sì, in che modo le hai prese in considerazione e “utilizzate” al fine del bene comune?

 Dopo una prima fase di osservazione, ho indagato sulle risorse, ma non sono ancora riuscito a progettare un intervento che potesse tenerne conto (…). Ho chiaro che ci sono risorse che le varie persone possono mettere in gioco al fine del benessere comune, ma sto trovando difficoltà a metterle in campo, in quanto a volte le capacità non sono chiare e ben visibili, forse anche per una sorta di muro che c’è tra la mia figura e loro, sono una persona esterna che gli entra in casa e che ha anche contatti con gli assistenti sociali (…). Molti inquilini fanno fatica ad aprirsi con me quindi devo cercare per prima cosa l’equilibrio, ancora prima di intervenire. Ho le risorse, ma devo mettere le carte in tavola con loro e non è un passaggio così scontato (…).

Quali difficoltà hai trovato all’interno di questo processo al fine di raggiungere gli obiettivi prestabiliti, che si prefiggevano di attivare le persone e inserirle all’interno di un contesto?

La difficoltà in primis è mia, in quanto mi sono trovato in contesto e dinamiche nuove per me (…), inoltre ho la sensazione che le persone all’interno di questo condominio non siano mai soddisfatte di ciò che gli viene offerto (…). E’ come se quello che facciamo non fosse mai abbastanza (…), la difficoltà è l’atteggiamento, manca la motivazione (…). Si sono adagiati e si lamentano di quello che hanno e si fatica a fargli fare il passaggio successivo (…).

Sei stato formato per fare ciò?

La mia formazione è come educatore professionale, ma questo non mi ha aiutato molto in quanto sono un fervido sostenitore della pratica e non della formazione teorica.

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