lavoro

Intervista tratta da “Welfare generativo e pratiche di valutazione nel terzo settore”, tesi di laurea in Progettazione Pedagogica e Formazione delle Risorse Umane di Martina Gaetarelli.

(Francesco Schivardi sta seguendo l’inserimento nel mondo del lavoro di R.)

Quando si parla di pratiche generative cosa pensi?

Penso all’innovazione, ovvero al fatto di poter allargare le proprie vedute e proporre un cambiamento che può essere anche a livello culturale nelle persone, ad esempio con il progetto NeW stiamo sperimentando delle cose che prima sicuramente non abbiamo mai fatto; di conseguenza questo progetto ti dà la possibilità di agire in maniera completamente differente, ponendo l’attenzione alla persona con cui si lavora e non tanto ad una diagnosi funzionale.

 Nel dettaglio di cosa ti occupi?

Di inserimenti lavorativi (…) abbiamo fatto un percorso educativo nel quale si è cercato di andare a potenziare alcune competenze della persona, piuttosto che a crearle, ovviamente il tutto tenendo sempre in considerazione i sogni e desideri della persona, così come le esigenze della famiglia. (…). Nel progetto ci sono diversi step come: apprendere come prendere mezzi pubblici, relazionarsi con altre persone, costruire una rete di supporto (…).

Perché pensi che questo progetto sia innovativo e generativo?

Perché siamo sempre stati abituati a lavorare per settori e, di conseguenza, ci limitavamo a fare un pezzettino, con questo progetto si ha la possibilità di lavorare su tutte le sfere di vita di una persona; di conseguenza non mi limito a fare l’assistente scolastico, lo faccio per poi raggiungere degli obiettivi fondamentali per la persona. Per gli inserimenti lavorativi, invece, si è data priorità all’esigenza della persona e di conseguenza non ci si limita a inserirla nel mondo del lavoro ma si costruisce il percorso insieme, anche con il supporto della comunità (…).

Hai visto dei cambiamenti negli utenti?

Sì, penso a R. e sicuramente mettendolo al centro di questo progetto, dando a lui la possibilità di essere il regista del progetto, stiamo ottenendo ottimi risultati , poiché vediamo che è coinvolto e preso dalle attività che fa; tali attività sono state possibili grazie al suo input (…). Abbiamo dato importanza ai suoi sogni.

Pensi che gli interventi e le azioni che avete messo in campo potranno creare generatività, ovvero avere dei risvolti significativi anche nei confronti della comunità, se sì quali?

A loro volta potrebbero portare parti del percorso che è stato fatto insieme per far si che possano essere utili anche ad altre persone; porto l’esempio della difficoltà dell’utilizzo dei mezzi pubblici da parte di R., che è stata superata, quest’esperienza potrebbe essere riportata anche alla comunità come apprendimento comune (…).

Hai visto un cambio nel modo di approcciarti all’utente? Hai considerato, oltre i suoi bisogni, le sue competenze e capacità? Se sì, in che modo le hai prese in considerazione e “utilizzate” al fine del bene comune?

Assolutamente sì, eravamo abituati in passato a lavorare seguendo dei documenti scritti, ad oggi, i documenti li scriviamo noi, ma non da soli, bensì assieme ai ragazzi e alla famiglia e questo rende tutto possibile.

Quali difficoltà hai trovato all’interno di questo processo al fine di raggiungere gli obiettivi prestabiliti, che si prefiggevano di attivare le persone e inserirle all’interno di un contesto?

La difficoltà principale è stata quella di mollare une metodologia utilizzata fino all’entrata del progetto New, immedesimarsi, mettersi gioco, per far si che si potesse attuare il nuovo progetto, cambiando la metodologia di lavoro. Questa è stata una difficoltà notevole, ma è stata un’ottima sfida che porterà i suoi frutti. Uno strumento per poter superare questi ostacoli potrebbe essere la formazione continua, come sta avvenendo, nel nostro caso, con l’Università di Torino e con la cooperativa La Nuvola nel Sacco, così come anche un’autoformazione e ricerca del materiale specifico da parte della coordinatrice per questo pezzo di progetto, continuare a voler imparare cose nuove, continuare a scoprirne e formarsi in modo da stare con i passi con i tempi.

Sei stato formato per fare ciò?

Assolutamente sì.

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